L'ascesa breve ma aspra a Monte Tiffi é alle spalle, archiviata come un fascicolo polveroso insieme agli ormai 107 km scivolati indietro. Saranno le 2 di notte e il Perticara, seguito dal Pugliano, coi i loro 9 km di salita ciascuno, rappresentano un'altra tappa fondamentale, se non l'ultimo arduo scoglio, verso una meta che in quel momento non deve in alcun modo far parte dei nostri pensieri.
Luca, da bravo motivatore, racconta della piazzetta del paese che ci aspetta su in cima, vestita a festa solo per noi: gente ospitale che veglia il nostro sopraggiungere con tante cose buone da mangiare.
Filippo per la prima volta non si mostra troppo tranquillo:"sono preoccupato, (mi confida) ho mal di stomaco... stavolta è dura...". Cerco di tranquillizzarlo, minimizzando e imputando il problema a tutto quello che ha ingoiato. Luca, che ha un rimedio a tutto, gli offre un qualcosa di naturale che poco dopo sembra avere effetto.
L'ultimo tratto è abbastanza impegnativo, ma le luci sempre più vicine simboleggiano il premio a tanta fatica, momento fino a quel momento desiderato almeno quanto il Natale per i bambini, tanto per dare un'idea.
Per Filippo e Luciano c'è del brodo caldo con dei cubetti di pane tostato che fanno da toccasana, io, più terreno, mi regalo del grana e due belle fette di pane vero con del salame fatto e tagliato come Dio comanda, al quale non ho saputo resistere.
Si fanno anche massaggiare e li vedo ripartire alla volta del Pugliano abbastanza rinfrancati.
Intanto la notte entra nel suo momento più buio... e una certa stanchezza, comincia a farsi sentire anche tra di noi... le lancette ora scorrono un pò più lente: è il momento di tenere duro e andare avanti. Con i primi chiarori il fisico urla la sua ribellione al sonno negato, e le luci di un bar aperto assumono la forma della Stella Polare per il navigante nelle tenebre.
Il caffè, da dimenticare in frettta, ha almeno il merito di svegliarci un pò, e torna l'allegria del vedere Popof, fermarsi e inzuppare i biscotti portati da casa nel capuccino che Silvia gli ha portato.
Il mio programma prevede di lasciare una trentina di km nelle gambe per l'ultimo tratto, quando stanchezza e temperatura avrebbero potuto farsi sentire, ma stare fermi in macchina, così senza far niente è quasi una tortura, e mi decido per un altro breve tratto insieme a loro. Passiamo sotto la rocca di San Leo, (Cagliostro, li dentro non dev'esserserla spassata) e lentamente scendiamo a valle. Mancano poco più di 50 km e provo ad accennare un incoraggiamento sul fatto che le salite più dure le abbiamo lasciate, insieme al grosso dei km, non ricevendo troppo entusiasmo: la strada è ancora lunga. Per alleggerire, attraversando il ponte sul fiume a valle, la butto sul ridere, dicendo che a far passare lì sopra dopo 150 km può comportare anche bei rischi suggerendo strane idee.
Intanto il sole è bello alto, ad annunciare un'altra giornata di fuoco. Raggiungiamo la piazzola del bar dove ci aspettano le ammiraglie, Luca coperto dal costumino da iron-man è già andato a far compere e si presenta con una bracciata di ghiaccioli per i due pargoletti (che sembrano gradire) e per un altro malcapitato parmense che ci raggiunge durante la sosta.
Intanto Popof ha ripreso coraggio: sente che ha le gambe e si mette a fare l'andatura... "ancora 2 colli ed è finita" gli sussuro con un filo di voce. Siamo ai piedi del Passo delle siepi (penultimo colle) risalgo a malincuore in macchina per lasciare del fieno in cascina.

2 commenti:
per ora è tutto...
i tuoi racconti sono proprio una poesia, rendono romantica anche la fatica più nera...bravo pierluigi, spero vorrai allietarci ancora con i tuoi disegni di ricordi....
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