Il sole sta per tramontare, giustamente stanco dopo aver buttato ininterrottamente calore per tutta la giornata, quando nell'attaccare la salita del Ciola, un Popof, stranamente silenzioso, mi fa un cenno d'invito con la mano e mi dice "Dai roccia: ora tocca a te..."
A dire il vero ero già pronto a questo momento: dopo i primi 26 a seguirlo in bici, gli accordi erano che sarei intervenuto a sua richiesta, e il momento era finalmente arrivato.
La mia presenza comunque era di pura coreografia: erano ormai km che ora correva, ora marciava in compagnia di Luciano da Cremona: un innamorato delle vette alpine (almeno 300 all'attivo) con un'incursione himalayana a conquistarsi giusta fama per girellare a 8000 mt con 60 kg. di zaino sulle spalle. "Saggezza alpina" è il suo motto: che si materializza nell'affrontare le salite più impervie camminando, per poi recuperare nei tratti di discesa e pianura.
Popof, forte anche dei consigli dell'esperto altro amico cremonese Luca, (un marcantonio fatto con l'accetta, con due tatuaggi ai polpacci a suggellare le ultime sue imprese: la Spartatlon e appunto la nove colli...) ascolta e diligentemente mette in pratica.
Io mi accodo attento a replicare l'andatura dei due, godendomi una vista mozzafiato sui colori meravigliosi della natura tutt'intorno, mentre un susseguirsi di tornanti ci conduce faticosamente al punto di ristoro nei pressi dello scollinamento.
Sono fragole e grana ad attirare la mia... "curiosità", cominciamo la discesa mentre le ombre della sera prendono rapidamente il sopravvento.
Verso Mercato Saraceno prende forma quanto riportato da un podista francese sul suo racconto della gara ai conterranei: una miriade di lucciole... centinaia, forse alcune migliaia, nei campi, fossi, siepi ad illuminare il cammino al ritmo del canto di grilli, rane, uccelli notturni, quasi fossero magistralmente orchestrati.
I due scalmanati brevemente gradiscono, ma subito cominciano a pensare al Barbotto: il colle seguente, oggetto di leggendari epici racconti di podisti e ciclisti a riposo a causa delle pendenze non di poco conto.
Io ascolto e li seguo in religioso silenzio, facendo un pensierino al pasta party a mò di sagra paesana, che sarà giusto premio della faticosa ascesa.
Le luci del ristoro guidano l'incedere lento, mentre i primi ciclisti della gara notturna ci superano non senza farci mancare incoraggiamenti e commenti di ammirazione.
Su in cima è proprio una gran festa: pasta calda, piadina, prosciutto, bruschette, frutta a volontà con una damigiana di sangiovese in bella mostra per i più audaci... io, come a carte, inizialmente stò: poi saluto e non faccio mancare il mio apprezzamento a tanta ospitalità.
Loro intanto ripartono inghiottiti dall'oscurità, mimetizzandosi tra le lucciole per effetto dei braccialetti a luce intermittente messi a disposizione dall'organizzazione.
Ancora non siamo neanche a metà percorso, (sono 84 i km lasciati alle spalle) la lunga magica notte romagnola è appena iniziata.. così metto qualcosa d'asciutto e rientro nell'ammiraglia della squadra Popof, incoraggiando di volta in volta "Manfredonia" che brontolando come una vecchia zia ci rimprovera con un "calma guagliò: a Cesenatico dobbiamo arrivare" o il francese che fà:"je suis tranquil: si j'arrive je suis heureux... autrement à la plage et... bon: GELLATTI! (e mima il tutto con una classica pernacchia transalpina) mentre il suo amico prova a riprendersi da un'indigestione d'acqua. Intanto la notte scorre abbastanza tranquilla, con Filippo che sul Perticara ha mal di stomaco e si affida ai rimedi di Luca e Luciano...
(continua)

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